Di nuovo a rischio l`articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Questa volta non si propone la cancellazione della norma che tutela i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa, come avvenne nel 2002, ma semplicemente di ignorarla.
Nel disegno di legge 1167-B, `recante norme in materia di lavoro pubblico e privato`, in esame presso la commissione Lavoro del Senato e in attesa del via libera da parte dell`Aula di Palazzo Madama, si prevede che le controversie tra il datore di lavoro e il dipendente possano essere risolte anche in sede di arbitrato, in alternativa al giudice del lavoro, che deciderà "secondo equità" e non sulla base della legislazione.
Sul tema è intervenuto oggi lo stesso Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani, ricordando come il sindacato stia da tempo denunciando questo aspetto. "Questo ddl opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano", ha detto il leader sindacale da Bologna per il congresso della Camera del Lavoro. Il disegno di legge, ha spiegato, porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte". Secondo Epifani, "in questo modo naturalmente si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro lo si segna per tutta la vita. Per questo siamo contro questo principio e speriamo che non venga approvato. In ogni caso - ha concluso Epifani - faremo ricorso se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale".
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