Ultima modifica: 9 febbraio 2026
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DDL Sicurezza: si pianifica l’attività educativa sull’onda delle emergenze, senza dare strumenti alla scuola

Interventi demagogici e di facciata senza aggiungere alcuna risorsa per dare opportunità concrete dentro le aule scolastiche

A seguito del grave evento che ha colpito un istituto secondario di La Spezia e che ha portato all’uccisione del giovane Youssef Abanoub, il governo ha deciso di introdurre provvedimenti che riguardano complessivamente la comunità educante, comprendendo istituzioni scolastiche, enti locali, terzo settore e famiglie.

Si apprende che l’art. 3 del DDL Sicurezza introduce la “rete territoriale dell’alleanza educativa per le famiglie”, finalizzata alla prevenzione del disagio giovanile e al supporto delle famiglie nella funzione educativa. All’interno di queste reti, le istituzioni scolastiche sono chiamate a partecipare alla coprogettazione e realizzazione di interventi educativi, sociali e di inclusione, comunque allo scopo di “supportare le famiglie nella funzione educativa”. Gli interventi previsti riguardano attività progettate dalle reti e sono finanziate attraverso fondi già esistenti, in particolare il Programma nazionale “PN Scuola e Competenze 2021–2027”, senza nuovi stanziamenti dedicati. Non sono previsti interventi sugli organici, formazione del personale o investimenti strutturali per il sistema scolastico, nonostante il ruolo assegnato alla scuola.

Ancora una volta, sotto l’onda di eventi specifici, che offrono pur sempre una visione parziale della realtà, assistiamo alla scrittura di provvedimenti legislativi privi di una visione organica rispetto ai compiti e alla funzione costituzionale della scuola.

Si chiamano in causa le famiglie, che troppo spesso, nelle situazioni di disagio socioculturale, rappresentano il contesto che impedisce “il pieno sviluppo della persona umana”. Il testo del DDL Sicurezza richiama la costituzione di reti con il coinvolgimento delle “famiglie che vi aderiscono” e temiamo che molte tra quelle non attratte dalle iniziative potrebbero essere le stesse che hanno maggiori necessità di supporto. Importante ruolo è dato alle associazioni, sportive e non, presenti sul territorio, ma non si riconosce la centralità di quella che è per eccellenza il luogo dell’istruzione formale: la Scuola.

Infatti, seppure il DDL Sicurezza attribuisca alle istituzioni scolastiche un ruolo centrale nella prevenzione del disagio giovanile, non offre soluzioni per migliorarne le condizioni strutturali: nuove responsabilità educative e sociali senza alcun ampliamento strutturale del tempo scuola (a partire dal tempo pieno e del tempo prolungato nell’infanzia e nel primo ciclo e dalla creazione di laboratori per la scuola secondaria).

Secondo la FLC CGIL, sarebbe il caso di analizzare i dati veri del disagio giovanile, riflettere sul reale numero di casi di violenze che si consumano a scuola e, soprattutto, ragionare seriamente su come la comunità educante, primaria istituzione educativa formale, sia messa in condizione di fronteggiare le difficoltà delle nostre studentesse e dei nostri studenti, rimuovendo gli ostacoli che si frappongono alla loro crescita, offrendo immediatamente, a partire dal lavoro svolto dentro la scuola, i migliori strumenti per apprendere davvero la convivenza democratica.