Ultima modifica: 9 febbraio 2026
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E se invece del metal detector a scuola ripartissimo dal dialogo?

Intervista a Cinzia Mion, psicologa, formatrice, già dirigente scolastica

Con Cinzia Mion, psicologa, formatrice, già dirigente scolastica, attiva sui social, facciamo una riflessione a partire dai recenti fatti di cronaca nera, avvenuti anche a scuola, con protagonisti giovani ragazzi

Non manca chi, immediatamente, inscrive ogni cosa in uno sfondo che si vorrebbe caratterizzato da violenza e insicurezza attribuibili in primis a giovani con background migratorio. Sappiamo che non è solo così, che si tratta di un problema generale, che c’è un nesso che collega frustrazione, rabbia, aggressività e violenza…

Eh sì, c’è una fortissima connessione tra frustrazione e aggressività; peraltro studiata da molto tempo. Se però vogliamo guardare ai giovani con background migratorio, a cui sempre più spesso ci si riferisce con il termine maranza, si tratta di individuare quali possono essere le fonti delle frustrazioni che subiscono e hanno subito. Bisognerebbe anche chiedersi a quali tensioni iniziali sono stati sottoposti i loro genitori, alla luce della legge Bossi Fini, mai veramente modificata dall’anno 2002, che regola sia l’ingresso che la loro permanenza. Per quanto riguarda l’ingresso, in Italia può entrare solo chi è già in possesso di un contratto di lavoro che possa consentirgli il mantenimento economico e il rilascio del permesso di soggiorno. L’immigrato in definitiva può entrare solo se ha già un contratto di lavoro, da cui però dipende il rilascio del permesso di soggiorno fino a due anni. E’ un meccanismo che non ha avuto riscontri con la realtà: un datore di lavoro dovrebbe assumere uno sconosciuto… e qui comincia il dramma degli immigrati che si trovano incastrati in questa contraddizione della legge che però nessuno finora, nemmeno la sinistra, ha avuto il coraggio di cambiare per timore di perdere consenso.

Eh già, il consenso…

… un problema grande e disastroso. Direi la malattia della odierna “democrazia” che non risponde più alla ricerca del bene comune ma semmai all’affannosa ricerca del “facile”consenso.

Per tornare al nostro argomento: possiamo solo immaginare l’accumulo di frustrazioni che senz’altro si è riflesso sui figli, prima per la ricerca del lavoro da parte dei genitori e poi per l’acquisizione della loro cittadinanza che ancora viene dibattuta in Parlamento, creando aspettative e delusioni. Il tutto accompagnato dal fenomeno dell’esclusione, della precarietà e del bisogno di riconoscimento… Ovviamente un ruolo importante per questo accumulo di frustrazioni lo gioca anche il linguaggio del corpo

Molti sostengono che vi sia una specie di reazione a catena che può essere innescata dallo sguardo ovvero da come vengono guardati e da come si sentono guardati certi gruppi e/o tipologie di persone…

Già. Il linguaggio del corpo, sguardo, mimica del viso, distanza prossemica, ecc, parla in modo spesso più chiaro di quello verbale e viene colto da questi ragazzini, di cui stiamo parlando, da sempre, ma viene messo a fuoco nella sua valenza spregiativa soprattutto durante la loro preadolescenza e poi adolescenza. Ecco una delle cause profonde delle baby gang.

Il problema odierno è l’avvenuto passaggio dall’aggressività e rabbia alla violenza agita.

Ma questo è il dramma oggi anche di tutta la società adulta e delle fonti di potere nel mondo.

Sorge spontanea una domanda che può sembrare ingenua, ma che è solo vera: come si può modificare lo sguardo, far sì che non sia categorizzante, valutante, escludente?

Credo che la risposta debba diventare complessa. Innanzi tutto riguarda tutti noi, popolo italiano. Dovremmo tutti riuscire a farci un autotest… per cogliere alle radici, senza infingimenti, le sfumature di rifiuto del “diverso” fino a quei moti interni, che spesso nascondiamo a noi stessi, che vanno sotto il nome di vero e proprio razzismo. Soltanto la consapevolezza permette di pensare ad una possibile risposta efficace a questo problema che sembra esserci piombato addosso ma che invece ha covato per molto tempo ed ora è esploso.

La scuola può ancora svolgere un ruolo, un’azione di una qualche efficacia?

La scuola intanto ha il compito di recuperare l’empatia perduta e soprattutto di formare all’intercultura.

La nostra società sta diventando sempre più caratterizzata dall’intreccio di culture diverse, etnie diverse e multiple, religioni diverse.

Partiamo dall’empatia. Pensiamo al fatto che le sue radici ci sono state rivelate dalla scoperta dei neuroni specchio che sono alla base dell’intersoggettività cui siamo tutti programmati fin dalla nascita. Empatia che si sta però perdendo. Mi ha lasciata sbalordita una ricerca condotta recentemente sulle neomamme – che sono quelle che dovrebbero fruire con gioia immensa di questa intersoggettività, interagendo con i loro neonati con vocalizzi, sguardi intensi, sorrisi, in cui il neonato si adegua alla mimica facciale della madre in un dialogo da incantare – dicevo una ricerca ha verificato che queste neomamme oggi, invece, mentre allattano… guardano il cellulare!!! Capite quali possono essere le conseguenze? Ma devo fermarmi qui.

E per quel che riguarda l’intercultura?

Per quanto attiene all’intercultura basti pensare che le Nuove indicazioni non prevedono il paradigma culturale della complessità quindi l’intreccio tra il “locale” e il “globale” (glocal) non è previsto come non è prevista la coniugazione tra “uguaglianza” e “differenza”…In altre parole si prevede solo il paradigma della linearità con la “o” escludente. O uguaglianza o differenza. Non rimane allora che l’assimilazione al paese ospitante e decenni di studi e ricerche su questo argomento, cominciando da E. Morin, sono buttati dalla finestra.

Diventa pertanto compito essenziale e urgentissimo riprendere l’apertura mentale che offre l’assunzione della complessità e ri-orientare i docenti a tornare a formare gli alunni, fin dalla più tenera età, a riuscire a “decentrarsi” e a cambiare punto di vista, come del resto predicavano le Indicazioni del 2012, recentemente defenestrate e sostituite da altre in cui la prospettiva interculturale sembra proprio scomparsa

Cinzia, l’attualità incombe: che cosa pensi dell’introduzione dei metal detector e delle altre misure adottate dal governo, pesantemente declinate in chiave securitaria e repressiva?

L’introduzione dei metal detector mi sembra a dire il vero la dimostrazione dell’insuccesso di una scuola che non sa più dialogare, sospendere le tradizionali attività scolastiche per parlare con i ragazzi: Che vi sta succedendo ragazzi? Vogliamo parlarne insieme? Secondo voi…Che significa questa rabbia incontenibile? Proviamo a discuterne ? Potrebbe essere una rabbia che nasconde una paura? Provate a fare per caso i bulli per timore di venire bullizzati? Temete di non essere abbastanza “virili”? In che cosa consiste la virilità, secondo voi? La virilità, non il virilismo…, ecc ecc.