Ultima modifica: 25 febbraio 2026
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Decreto PNRR su scuola, università e ricerca: misure frammentarie che non risolvono i problemi strutturali del sistema pubblico della conoscenza

I punti critici e le nostre proposte per modificare il testo in sede di conversione

25/02/2026

Il Decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, collegato all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), introduce diverse disposizioni che riguardano scuolauniversità ricerca.

Si tratta di interventi che, pur incidendo su aspetti organizzativi e gestionali rilevanti, confermano un approccio centrato su misure temporanee e di accompagnamento, senza affrontare le criticità strutturali del sistema pubblico della conoscenza.

Per la FLC CGIL emergono contraddizioni evidenti, soprattutto per quanto riguarda il dimensionamento scolastico, il personale ATA e la mancanza di investimenti stabili su università e ricerca.

Reclutamento docenti: graduatorie regionali basate sul punteggio delle prove, necessario garantire criteri uniformi

Il decreto interviene anche sulle modalità di formazione degli elenchi regionali utilizzati, in via residuale, per le immissioni in ruolo del personale docente. La nuova previsione chiarisce che la posizione negli elenchi sarà determinata sulla base del punteggio conseguito nelle prove scritte e orali.

Si tratta di una precisazione che punta a rafforzare l’oggettività dei criteri di collocazione nelle graduatorie, contribuendo a ridurre possibili incertezze interpretative e a evitare comportamenti disomogenei tra le diverse commissioni esaminatrici.

Per la FLC CGIL è fondamentale che tutte le procedure di reclutamento siano improntate a criteri trasparenti, uniformi e coerenti su tutto il territorio nazionale, garantendo pari condizioni a tutte le candidate e a tutti i candidati e tutelando la regolarità delle procedure di assunzione.

Mobilità del personale docente: riconosciuto il ruolo della contrattazione, ma va esteso a tutto il personale

Il decreto introduce una previsione che riconosce esplicitamente il ruolo della contrattazione integrativa nella definizione dei criteri per la mobilità del personale docente, prevedendo la possibilità di stabilirne ulteriori rispetto a quelli fissati dalla normativa generale.

L’obiettivo è quello di consentire al contratto integrativo sulla mobilità di definire anche criteri utili a chiarire le modalità di computo del periodo di permanenza obbligatoria nella sede di titolarità, contribuendo a superare i dubbi interpretativi determinati dalla stratificazione normativa che negli anni ha regolato questo vincolo.

Si tratta di un elemento positivo, perché rafforza il ruolo del contratto collettivo e della contrattazione come strumenti fondamentali per regolare materie che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro e sui diritti del personale, restituendo alla sede negoziale uno spazio di intervento che negli ultimi anni era stato fortemente limitato dalla legislazione.

Tuttavia, questa apertura sembrerebbe riguardare esclusivamente parte del personale docente. Per la FLC CGIL è necessario estendere pienamente questo principio anche ai DSGA neoassunti e a tutto il personale del comparto istruzione e ricerca, affinché la mobilità sia regolata in modo coerente attraverso la contrattazione collettiva, nel rispetto delle specificità professionali e organizzative di tutte le componenti della scuola. È indispensabile evitare la creazione di disparità tra le diverse categorie di personale, garantendo diritti omogenei e pari tutele a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori della scuola.

Accreditamento enti di formazione e qualificazione delle associazioni professionali

Il provvedimento interviene ridefinendo il sistema di accreditamento degli enti formatori previsto dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n.59 attraverso un rafforzamento della funzione della direttiva ministeriale che diventa lo strumento di regolazione della qualificazione e dell’accreditamento degli enti di formazione e delle associazioni professionali e disciplinari ai fini della formazione continua in servizio del personale scolastico. Viene inoltre abolito il requisito dell’esperienza almeno quinquennale nelle attività di formazione svolta in almeno tre regioni.

Le modifiche apportate dalla norma, oltre ad assegnare un ruolo centrale al ministro nella scelta dell’accreditamento degli enti di formazione riducendo di fatto il pluralismo professionale e concentrando l’offerta su pochi soggetti accreditati, indebolisce la qualificazione stessa che non dovrà più dimostrare una consolidata esperienza interregionale nella formazione del personale scolastico.

Dimensionamento scolastico: tagli giustificati con il PNRR, ma il PNRR finanzia gli effetti dei tagli

Il decreto conferma e accompagna il processo di dimensionamento della rete scolastica già avviato negli anni precedenti, prevedendo risorse straordinarie per sostenere le istituzioni scolastiche nate dagli accorpamenti.

Si tratta di una scelta contraddittoria. Il Governo ha giustificato la riduzione delle autonomie scolastiche con la necessità di rispettare gli obiettivi del PNRR, ma ora utilizza proprio risorse legate al PNRR per gestire le conseguenze degli accorpamenti, finanziando personale temporaneo e misure organizzative nelle scuole coinvolte.

Per la FLC CGIL questo rappresenta un evidente paradosso: si riduce il numero delle scuole autonome e si aggravano le condizioni di lavoro, per poi destinare risorse pubbliche a compensare gli effetti negativi di quelle stesse scelte, senza affrontare il problema strutturale degli organici e della qualità del servizio.

Il decreto introduce inoltre un criterio che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali. Le risorse aggiuntive vengono assegnate prioritariamente alle regioni che hanno adottato i piani di dimensionamento conformi alle indicazioni ministeriali, mentre le regioni interessate da commissariamento o da ritardi nella definizione dei piani rischiano di essere penalizzate nell’accesso ai finanziamenti.

Questo meccanismo scarica sui territori e sulle comunità scolastiche le conseguenze di decisioni assunte a livello centrale e conferma una politica che riduce la presenza della scuola pubblica, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.

La FLC CGIL ribadisce la propria contrarietà a un dimensionamento imposto per esigenze contabili e legato a vincoli temporanei del PNRR, e chiede il rafforzamento della rete scolastica, degli organici e delle autonomie, a partire dalle realtà territoriali più esposte al rischio di marginalizzazione.

Personale ATA: nuovo rinvio dell’ordinamento professionale e diritti contrattuali ancora bloccati

Il decreto rinvia ulteriormente l’attuazione del nuovo ordinamento professionale del personale ATA, già previsto dal contratto collettivo nazionale. Si tratta di un’ulteriore decisione che penalizza lavoratrici e lavoratori che attendono da anni il riconoscimento delle nuove aree professionali e delle relative progressioni.

Per la FLC CGIL si tratta di una scelta grave, perché interviene su materie già definite in sede contrattuale e ritarda l’applicazione di diritti acquisiti. Ancora una volta il personale ATA viene considerato una variabile organizzativa e non una componente essenziale del sistema scolastico.

Riforma degli istituti tecnici: una riforma senza investimenti e con un tetto al numero delle classi

Il decreto interviene anche sull’attuazione della riforma degli istituti tecnici prevista dal PNRR, aggiornando il parametro utilizzato per determinare il numero massimo di classi attivabili.

Questa scelta conferma un vincolo strutturale già previsto: la riforma deve essere realizzata senza nuove risorse e senza aumentare il numero complessivo delle classi. Il limite viene ora aggiornato utilizzando dati più recenti, ma resta immutata la logica di fondo, che impedisce qualsiasi espansione dell’offerta formativa.

Per la FLC CGIL questa impostazione è profondamente contraddittoria. Da un lato, il Governo presenta la riforma degli istituti tecnici come un intervento strategico per rafforzare l’istruzione tecnico-professionale e rispondere alle esigenze di innovazione del Paese; dall’altro, impone un tetto al numero delle classi che non consente alcuna crescita del sistema, nemmeno in presenza di un aumento delle iscrizioni.

In questo modo si svuota di significato il presunto carattere innovativo della riforma e si conferma un approccio basato esclusivamente sulla neutralità finanziaria, senza investimenti aggiuntivi in organici, laboratori e strutture.

Il rischio concreto è che la riforma si traduca in una riorganizzazione formale dei percorsi, senza un reale rafforzamento dell’istruzione tecnica e senza un miglioramento delle opportunità per studenti e territori.

La FLC CGIL ribadisce che il rilancio dell’istruzione tecnica richiede investimenti strutturali, riduzione del numero di studenti per classe, rafforzamento degli organici e potenziamento dei laboratori, non vincoli che impediscono lo sviluppo del sistema.

Scuole e PNRR: misure temporanee che non rafforzano strutturalmente il sistema

Il decreto prevede interventi per sostenere le scuole nell’attuazione delle riforme e degli investimenti legati al PNRR, attraverso l’assegnazione temporanea di personale e risorse per la gestione amministrativa e organizzativa.

Si tratta tuttavia di misure limitate nel tempo, che non affrontano le criticità strutturali legate alla carenza di organici e all’aumento dei carichi di lavoro nelle segreterie scolastiche e nelle istituzioni scolastiche.

Le scuole sono chiamate a gestire interventi complessi, con responsabilità crescenti e senza un corrispondente rafforzamento stabile degli organici. Il rischio è che, una volta esaurite le risorse straordinarie, restino irrisolti i problemi organizzativi e amministrativi che già oggi gravano sul sistema scolastico.

Per la FLC CGIL è necessario superare la logica emergenziale e investire in modo strutturale sul personale e sull’organizzazione del sistema scolastico.

Università: interventi limitati che non affrontano la crisi del sistema

Il decreto interviene sul diritto allo studio universitario e sulla realizzazione di nuove residenze per studenti, con l’obiettivo di accelerare l’attuazione degli investimenti previsti dal PNRR.

Si tratta di misure che possono contribuire a migliorare alcuni aspetti del sistema, ma che non affrontano il problema principale: il sottofinanziamento strutturale dell’università italiana.

Negli ultimi anni il sistema universitario ha subito una progressiva riduzione delle risorse e del personale, con un aumento della precarietà e una crescente difficoltà nel garantire il diritto allo studio e l’accesso all’istruzione universitaria.

Per la FLC CGIL, senza un piano strutturale di finanziamento e reclutamento, gli interventi legati al PNRR rischiano di avere un impatto limitato e temporaneo.

Ricerca: serve un piano straordinario per superare la precarietà

Le disposizioni contenute nel decreto intervengono anche su alcuni aspetti relativi alla gestione dei contratti di ricerca e alla programmazione delle risorse negli atenei.

Queste misure si inseriscono in un contesto già segnato da una forte diffusione del lavoro precario nella ricerca, con migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati con contratti temporanei e senza prospettive di stabilizzazione.

La FLC CGIL ribadisce la necessità di un piano straordinario di reclutamento e stabilizzazione, accompagnato da un aumento stabile dei finanziamenti per università ed enti di ricerca.

Senza un intervento strutturale, il rischio è la perdita di competenze e l’indebolimento del sistema pubblico della ricerca.

Le nostre richieste

Per la FLC CGIL è necessario:

  • fermare la riduzione delle autonomie scolastiche e rafforzare la rete delle istituzioni scolastiche;
  • garantire l’attuazione piena del CCNL sui passaggi verticali ATA;
  • investire stabilmente sugli organici della scuola;
  • aumentare il finanziamento ordinario di università e ricerca;
  • avviare un piano straordinario di reclutamento e stabilizzazione del personale;
  • rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva quale strumento fondamentale di regolazione del lavoro nei settori della conoscenza.

La FLC CGIL darà battaglia nel corso dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto, presentando proposte di modifica attraverso le forze politiche, per correggere le disposizioni che riducono gli spazi della contrattazione, penalizzano il personale e non prevedono adeguati investimenti nei settori della conoscenza.