Ultima modifica: 10 aprile 2026
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Istituti Tecnici, il CSPI boccia il decreto: rischio esuberi

Pesanti criticità su classi di concorso e quadri orari, senza valutazione d’impatto sugli organici e assenza delle Linee Guida. Necessaria l’apertura di un confronto ampio con il modo della scuola

10/04/2026

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Nella seduta plenaria di oggi 10 aprile, il CSPI ha espresso valutazioni fortemente critiche sullo schema di decreto per la definizione delle tabelle di corrispondenza tra classi di concorso e discipline dei nuovi percorsi di istruzione tecnica previsti dalla riforma.

Il giudizio, molto articolato e puntuale, ha evidenziato innanzitutto il grave ritardo con cui l’amministrazione sta procedendo all’adeguamento delle classi di concorso, ritardo che rischia di compromettere la regolarità e la tempestività delle operazioni di competenza degli USR, cruciali per l’avvio dell’anno scolastico, quali la mobilità, le assunzioni e l’attribuzione delle supplenze.

Le scuole dovrebbero infatti completare l’inserimento dei dati al SIDI entro il 4 maggio 2026 ma la data risulta assolutamente incompatibile con una corretta gestione degli adempimenti conseguenti alla riduzione del monte ore in diversi indirizzi, all’attribuzione delle nuove discipline alle classi di concorso esistenti e all’individuazione dei docenti perdenti posto.

Inoltre, l’assenza ad oggi delle Linee Guida sugli obiettivi di apprendimento sta costringendo le scuole ad operare in una situazione di vero e proprio vuoto normativo.

Richieste e Proposte del CSPI

Nel suo parere il CSPI, proprio per scongiurare l’inevitabile caos organizzativo e il contenzioso legale che deriverebbe dalle criticità rilevate, ha segnalato all’amministrazione  la necessità di limitare la validità del decreto al solo anno scolastico 2026/2027, attribuendogli un carattere transitorio. Ha inoltre suggerito di aumentare la flessibilità degli organici attraverso l’incremento delle classi di concorso atipiche, al fine di salvaguardare il personale di ruolo.

Ulteriori richieste formulate per salvaguardare la titolarità dei docenti riguardano la possibilità di prevedere deroghe sull’organico, consentendo la costituzione di cattedre interne con un numero di ore inferiore a quelle ordinamentali e una maggiore chiarezza didattica sulle modalità di programmazione e valutazione degli alunni per le discipline “accorpate” (es. scienze sperimentali), qualora siano affidate a più docenti in compresenza.

Le pesanti criticità rilevate dal CSPI, il cui parere è stato predisposto con il fondamentale contributo della delegazione della FLC CGIL, confermano in toto le preoccupazioni espresse da tempo dalla nostra organizzazione sull’attuazione della riforma dei tecnici, rendendo ancora più evidente come l’impianto stesso della riforma sia non solo carente sul piano didattico, ma difficilmente realizzabile per la stretta tempistica e rischioso per la tenuta gli organici.

Tali rischi motivano pienamente lo stato di mobilitazione proclamato dalla FLC CGIL e saranno ribaditi nell’incontro fissato per il 22 aprile 2026, volto a esperire il tentativo di conciliazione ai sensi della normativa vigente sul diritto di sciopero, dopo che il primo incontro del 9 aprile scorso è stato aggiornato per avere appunto contezza sul numero degli alunni, delle classi e degli impatti sugli organici e per conoscere le valutazioni del CSPI il cui parere, per legge, va acquisito obbligatoriamente prima dell’emanazione del DM in questione.

Per la FLC CGIL non è accettabile che la fretta di attuare i progetti del PNRR si traduca in un aumento della precarietà e in un caos gestionale che penalizza il personale, gli studenti e le istituzioni scolastiche.

L’unica scelta ragionevole risulta essere quella di un rinvio della riforma e dell’avvio di un confronto serrato con il mondo della scuola e le parti sociali, per disporre di tempi più distesi che consentano di riscrivere regole in grado di garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali e la qualità dell’offerta formativa.