Rapporto OCSE “Education at a Glance 2026”: gli stipendi dei docenti italiani restano agli ultimi posti in Europa
Il divario rispetto alla media europea supera il 19%. Per recuperare il gap non serve la propaganda ministeriale, ma risorse vere a partire dalla prossima legge di bilancio
Anche quest’anno, la pubblicazione del report OCSE Education at a Glance (2026) torna a evidenziare in modo inequivocabile le profonde sofferenze che caratterizzano la condizione retributiva del personale docente italiano.
Le rilevazioni internazionali confermano un quadro di ritardo strutturale rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, evidenziando come le retribuzioni degli insegnanti italiani rimangano drammaticamente schiacciate verso il basso sia nei livelli d’ingresso sia nelle prospettive di progressione salariale lungo l’intero arco della vita lavorativa. Tale penalizzazione non solo posiziona l’Italia ai margini delle graduatorie dell’Unione Europea, ma svaluta la professione anche nel confronto interno con i lavoratori in possesso di pari livello di istruzione terziaria.
Di seguito alcuni dei dati più significativi che emergono dal rapporto OCSE.
Il divario retributivo dei docenti italiani nel contesto europeo
La debolezza strutturale della condizione retributiva dei docenti in Italia emerge con tutta evidenza dall’analisi degli stipendi percepiti dai docenti della scuola media con 15 anni di servizio, un parametro che sintetizza la condizione retributiva media della categoria.
I dati del report OCSE Education at a Glance 2026 (espressi in dollari a parità di potere d’acquisto – PPA per consentire un confronto omogeneo tra i diversi costi della vita) collocano l’Italia (con una retribuzione di 52.613 $ PPA) nelle ultime posizioni della graduatoria europea, attestandola abbondantemente al di sotto della media dei Paesi UE.

Il divario rispetto alla media europea (65.122 $ PPA) appare netto e marcato: gli insegnanti italiani percepiscono infatti ben 12.509 $ PPA in meno rispetto alla media UE (-19,21%).
La distanza diventa incolmabile se raffrontata con alcuni Paesi di particolare rilevanza: la Francia si attesta a 54.778 $ PPA (+4,11% rispetto all’Italia), la Spagna a 77.440 $ PPA (+47,19%), fino ad arrivare ai vertici rappresentati da Germania (111.804 $ PPA, +112,50%) e Paesi Bassi (115.235 $ PPA, +119,02%), dove gli stipendi risultano più che doppi rispetto a quelli italiani.
Il confronto per grado scolastico e in euro
Per cogliere con maggiore evidenza i divari salariali reali nei diversi ordini di scuola (primaria, media e superiore), si confrontano di seguito gli stipendi espressi direttamente in euro (anziché in dollari PPA) tra l’Italia e alcuni tra i principali Paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi). Il quadro complessivo che ne emerge conferma un netto e costante svantaggio per i docenti italiani in tutti i gradi di istruzione, evidenziando forti criticità sia nei livelli retributivi d’ingresso sia nelle prospettive di crescita economica nell’arco dell’intera carriera lavorativa.
Le retribuzioni dei docenti della scuola primaria
La struttura retributiva dei docenti della primaria evidenzia una profonda penalizzazione per l’Italia rispetto alle principali realtà europee, sia all’avvio sia al termine della vita lavorativa.

Stipendi iniziali: i docenti italiani percepiscono la retribuzione d’ingresso più bassa rispetto agli altri Paesi, pari a € 25.195 lordi annui. Il divario con la Francia è di € 7.069 in più (+28,06%), mentre con la Germania tocca il picco di +€ 34.784 (+138,06%).
Fine carriera: a fronte del tetto massimo italiano di € 36.733, i colleghi in Spagna e Francia guadagnano rispettivamente € 13.415 (+36,52%) e € 15.178 (+41,32%) in più, fino ad arrivare ai Paesi Bassi che superano l’Italia di ben € 63.261 (+172,22%).
Dinamiche di crescita: la crescita retributiva più elevata si registra nei Paesi Bassi, dove i docenti vedono più che raddoppiare la retribuzione di partenza (+104,69%, +€ 51.142). La Germania mostra una crescita percentuale più contenuta (+29,10%, +€ 17.454), compensata da un livello iniziale già elevatissimo. L’Italia registra uno sviluppo percentuale (+45,79%, +€ 11.538) analogo a quello spagnolo (+43,16%, +€ 15.118), ma la base di partenza estremamente ridotta rende l’incremento cumulato in euro il più basso dell’intero gruppo.
Le retribuzioni dei docenti della scuola media
La struttura retributiva della scuola media (primo grado) ricalca le dinamiche della primaria, confermando lo svantaggio italiano sia all’avvio sia a fine carriera, pur a fronte di valori di partenza sistematicamente più alti in tutti i Paesi.

Stipendi iniziali: i docenti italiani percepiscono la retribuzione d’ingresso più contenuta del gruppo, pari a € 25.195 lordi annui. Il divario rispetto alla Francia è di € 7.069 (+28,06%, a quota € 32.264) e con la Spagna di € 9.835 (+39,04%, per € 35.030). I Paesi Bassi staccano l’Italia di € 23.657 (+93,89%, a € 48.852), mentre la Germania registra il picco superando il nostro Paese di ben € 34.784 (+138,06%, arrivando a € 59.979).
Fine carriera: a fronte del tetto massimo italiano di € 36.733, i colleghi in Spagna e Francia guadagnano in più rispettivamente € 13.415 (+36,52%, a € 50.148) e € 15.178 (+41,32%, a € 51.911). La Germania raggiunge € 77.433 (+110,80%, con un divario di +€ 40.700), mentre i Paesi Bassi si confermano al vertice assoluto arrivando a € 99.994 (+172,22%, superando l’Italia di ben € 63.261).
Dinamiche di crescita: la crescita retributiva più elevata si conferma si conferma nei Paesi Bassi, dove i docenti più che raddoppiano lo stipendio d’ingresso (+104,69%, +€ 51.142). La Germania mostra la crescita percentuale più contenuta (+29,10%, +€ 17.454), ampiamente compensata dal livello iniziale già elevatissimo. L’Italia segna uno sviluppo del +45,79% (+€ 11.538), analogo a quello spagnolo (+43,16%, +€ 15.118), ma partendo dalla base più bassa l’incremento effettivo cumulato in euro rimane il più contenuto in assoluto.
Le retribuzioni dei docenti della scuola superiore
La scuola superiore conferma e accentua il ritardo retributivo dell’Italia, collocando il nostro Paese in costante svantaggio sia all’inizio sia al termine della carriera, pur in presenza di livelli salariali generali più elevati rispetto a primaria e media.

Stipendi iniziali: i docenti italiani percepiscono la retribuzione d’ingresso più bassa rispetto agli altri Paesi, pari a € 27.079 lordi annui. Il divario minimo è con la Francia (+€ 7.866, pari al +29,05%), mentre la Germania registra il tetto massimo superando l’Italia di ben € 39.382 (+145,43%, raggiungendo € 66.461).
Fine carriera: a fronte del stipendio massimo di un docente italiano di € 40.309, i colleghi in Francia e Spagna guadagnano in più rispettivamente € 14.552 (+36,10%, arrivando a € 54.861) e € 15.768 (+39,12%, per € 56.077). La Germania raggiunge € 86.186 (+113,81%), mentre i Paesi Bassi si confermano al vertice assoluto con € 99.994 (+148,07%, con un divario di +€ 59.685 rispetto all’Italia).
Dinamiche di crescita: la progressione salariale più marcata si registra nei Paesi Bassi (+104,17%, +€ 51.019). La Germania evidenzia la crescita percentuale più contenuta (+29,68%, +€ 19.725), ampiamente compensata dalla retribuzione d’ingresso eccezionalmente elevata. L’Italia segna uno sviluppo del +48,86% (+€ 13.230), superiore alla Spagna (+42,71%, +€ 16.783), ma partendo dalla base di partenza più bassa l’incremento effettivo cumulato in euro resta l’ultimo del gruppo.
Confronto con i lavoratori con possesso di titolo di laurea
Il quadro di svantaggio strutturale della professione docente in Italia trova ulteriore conferma nei dati del report OCSE Education at a Glance, analizzando il rapporto tra le retribuzioni effettive degli insegnanti e quelle medie degli altri lavoratori in possesso di un titolo di istruzione terziaria (di età compresa tra 25 e 64 anni). Nella maggior parte dei Paesi OCSE gli stipendi dei docenti risultano inferiori rispetto al profilo medio dei laureati, ma l’Italia colloca i propri insegnanti su posizioni di ulteriore ritardo rispetto alle medie internazionali. In linea generale, a livello OCSE gli stipendi effettivi dell’infanzia corrispondono all’83% della retribuzione media dei laureati, percentuale che sale all’87% nella primaria, al 91% nella secondaria di primo grado e al 95% nella secondaria di secondo grado. Nel contesto italiano, i docenti si posizionano sistematicamente al di sotto di tali valori di riferimento in ogni ordine di scuola: dall’80-82% della scuola dell’infanzia fino a raggiungere al massimo il 91-93% nella scuola secondaria di secondo grado. Questa situazione evidenzia come la professione docente sconti in Italia un penalizzante divario retributivo non solo nel confronto con i colleghi europei, ma anche rispetto al mercato del lavoro interno destinato alla popolazione con pari livello di qualificazione accademica. Questa persistente penalizzazione economica, unita a ridotte prospettive di progressione salariale, contribuisce a rendere la carriera di insegnante sempre meno attrattiva per i giovani e per i profili ad alta qualificazione, alimentando il rischio concreto di una progressiva perdita di attrattività del sistema educativo nazionale.
Conclusioni
Di fronte all’evidenza schiacciante di questi dati, le dichiarazioni trionfalistiche del Ministro Valditara sulla presunta valorizzazione della scuola e dei suoi docenti si rivelano per ciò che sono: affermazioni del tutto infondate e palesemente smentite dalla realtà dei numeri. Le responsabilità del governo, in carica dal 2022, sono nette e innegabili. In questi anni, a fronte di un’impennata inflazionistica che tra il 2022 e il 2026 ha eroso il potere d’acquisto per oltre il 20%, gli incrementi contrattuali riconosciuti alla categoria hanno raggiunto appena il 9%. Una forbice economica che ha determinato un vero e proprio impoverimento del personale e che spiega, non a caso, le ragioni per cui la FLC CGIL non ha sottoscritto il CCNL 2022-2024 i cui aumenti si sono attestati ben al di sotto del tasso di inflazione reale.
Ne consegue che, se nella prossima legge di bilancio non verranno stanziate risorse finanziarie aggiuntive e adeguate per il recupero del potere d’acquisto dei salari, la condizione fotografata dall’OCSE è destinata inevitabilmente a peggiorare. Altro che “valorizzazione del merito”: in assenza di stanziamenti reali, la retribuzione dei docenti italiani continuerà a scivolare inesorabilmente all’indietro nel confronto europeo, alimentando il progressivo impoverimento della professionalità docente e l’ulteriore perdita di attrattività dell’intero sistema scolastico pubblico.






