Ultima modifica: 27 settembre 2023
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Nuovo codice di comportamento dipendenti pubblici: la FLC CGIL impugna il decreto. Bisogna difendere i principi costituzionali

Il provvedimento comprime gli spazi di discussione e di libertà di parola dei dipendenti pubblici ed è espressione di un Governo alla continua la ricerca di strumenti per il controllo del dissenso.

26/09/2023

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È in atto nel Paese una vera e propria iniziativa cultural/giuridica tesa a rimuovere e comprimere spazi di discussione, espressione, manifestazione delle proprie idee, dei propri contenuti.
Con questo obiettivo, il Governo ha varato la modifica del codice di comportamento dei dipendenti pubblici con il DPR 81/2023, evento già rappresentato nei nostri documenti di ripresa delle attività.

Il provvedimento ha lo scopo di perseguire, inasprendo le sanzioni, i comportamenti e le opinioni ritenute nocive per il prestigio, il decoro, l’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale, siano esse manifestate attraverso i social media o altri canali.
La norma, infatti, producendo una maggiore indeterminatezza delle condotte sanzionabili, espone i dipendenti pubblici agli eccessi degli spazi interpretativi d’intervento e a una maggiore discrezionalità da parte di chi, preposto ad assicurare il rispetto della norma, avrà il compito di sanzionarne la violazione e attivare procedure disciplinari. La questione risulta ancora più delicata e perfino pericolosa se riferita ai luoghi della conoscenza, che hanno nella libertà di parola e di insegnamento sancita dagli articoli 21 e 33 della Costituzione, il senso alto della loro funzione.

Il rischio di ledere la sfera dei diritti e delle libertà dei singoli, che sono insieme principi e obiettivi dell’istruzione, avrebbe richiesto un ripensamento, come lo stesso Consiglio di Stato ha segnalato nel parere consultivo inviato al Governo e puntualmente ignorato.

Da qui la nostra decisione di impugnare il provvedimento:

  • esprime un eccesso di potere in presenza di difficoltà interpretative anche in riferimento a principi costituzionali. Ricordiamo che il lavoro pubblico ha tra i suoi valori quello di essere libero da condizionamenti di natura politica e culturale, ma assoggettato ad un codice di comportamento, ispirato ai principi costituzionali.
  • viola il testo unico sul pubblico impiego in tema di individuazione delle condotte sanzionabili, rendendole generiche ed interpretabili da parte di chi avrà la responsabilità della loro applicazione
  • viola gli articoli 21, 25, 97 della costituzione: non v’è dubbio che il lavoratore debba perseguire con la propria prestazione lavorativa l’interesse pubblico a cui aspira l’Amministrazione datrice di lavoro, ma al contempo non devono essere compresse le libertà costituzionali fondamentali quali la libertà di pensiero e di libera espressione dello stesso. Ciò è ancora più vero da quando il rapporto di lavoro pubblico è stato delegificato con la sua contrattualizzazione

È evidente che si tratta dell’ennesimo tentativo di affermare un modello culturale basato logiche sanzionatorie e repressive a tutela dell’ordine costituito, prive di respiro educativo. Noi non ci stiamo.

Attraverso il nostro sito aggiorneremo lo sviluppo della situazione.